Partiamo da Lecco il venerdì 24 settembre, in tre: l’amico Paolo Cesana l’immancabile J.J.Bolanz ed io, alle O5.00 del mattino per tentare di evitare il traffico della tangenziale di Milano ma, sul più bello a metà tangenziale est, rimaniamo bloccati in coda a causa di lavori sulla carreggiata, per una mezzora circa. Questo ritardo ci fa arrivare a Bologna nell’ora di più intenso traffico, cosicché rimaniamo bloccati ancora una trentina di minuti: per fare i primi 250km abbiamo impiegato 3h30'e la strada è ancora lunga! rimpiango la silenziosa tranquillità dei miei sifoni deserti...


Verso le 20.00 arriviamo alla nostra destinazione finale: Laurino, provincia di Salerno uscita Battipaglia dell’autostrada. Sistemiamo le cose essenziali nella casa che abbiamo affittato, ceniamo rapidamente e ci tuffiamo nei letti. Durante la notte i brontolii di violenti temporali continuano a svegliarmi, e non posso fare a meno di pensare a ciò che potrà succedere alla sorgente che vogliamo andare a visitare: Grava di San Giovanni. La nostra intenzione di partenza è dare un'occhiata da turisti a questa sorgente di cui conosco l'esistenza da diversi anni; siamo solo in tre e la somma delle nostre età supera i 160 anni: il più tranquillo, Jean Jacques ha 64 anni, il meno acquatico che da buon speleologo odia l'acqua, Paolo, ha 57 anni e il più acciaccato io, ne ho 40. Al mattino, dopo la colazione, iniziamo a scaricare il furgone e parte della macchina, e mentre Jean Jacques (la prima immersone sarà sua) prepara l’ attrezzatura, io preparo le bombole di soccorso da portare in acqua. Sistemiamo il necessario sul furgone e andiamo alla sorgente che si trova a qualche chilometro dal nostro alloggio. Sono necessari due viaggi a testa di 5 minuti per portare tutto il necessario all'ingresso della sorgente. Liberi dai sacchi lasciati all’esterno, scendiamo per una quindicina di metri quasi verticali nella grotta asciutta, usando delle scale posizionate da qualche generoso ignoto, fino a raggiungere la superficie nera dell’acqua: immergiamo il faro da 50w e ci accorgiamo un po’ delusi, che non ci sono più di 20cm di visibilità. Lasciamo i materiali pesanti all'ingresso e rientriamo in paese. Riteniamo che la causa della poca visibilità sia il fango trascinato dall'acqua caduta in abbondanza nella notte, così decidiamo di aspettare un paio di giorni per vedere se le condizioni miglioreranno. La domenica mattina ci tiene compagnia la pioggerella ed il cielo nero ci fa cadere nello sconforto; in un momento di tregua e scendiamo a controllare lo stato della sorgente: il livello è sceso di 1,5m e la visibilità sembra migliorata. La reazione della sorgente in occasione di forti piogge è molto rapida: circa una decina di ore, ma in questo caso, forse a causa del lungo periodo di siccità precedente, la pioggia intermittente arrivata non ha interferito, a parte la visibilità, sul livello della sorgente.


Lunedì. - Tornati sul posto, iniziamo: Jean Jacques si prepara, Paolo installa una scaletta speleo che serve per raggiungere l'acqua e una corda per aiutare a scendere e salire dal pozzo portando l’attrezzatura, io faccio la spola e trasporto i materiali necessari e le bombole tra l'ingresso e lo specchio d'acqua. Quando tutto è in ordine Jean Jacques mette una muta leggera in trilaminato, indossa il circuito semichiuso, si sistema il casco e inizia a scendere nel pozzo. La corda da noi installata serve sempre come sicura, nel caso di scivolata. Raggiunto il bordo dell’acqua finisce di sistemarsi, calza le pinne, prende una bombola da 12l e una da 7l e parte per l'immersione. A -36m lascia la bombola da 7l, la visibilità non supera il metro e mezzo, a -40 il filo che segue è rotto, attacca lo svolgisagola e continua la discesa, a -65m la visibilità migliora di colpo e questo conferma i nostri sospetti sulla scarsa visibilità probabilmente dovuta al fango caduto nella pozza da fuori. Vede che c'è un altro filo che scende, raccorda i due fili e prosegue in una galleria quasi orizzontale fino a raggiungere i -72m, qui lascia la bombola da 12l ed inizia a risalire. Dopo 60' dalla partenza riemerge e ci chiama. Lo raggiungo, prendo i piccoli accessori che mi passa, gli aggancio la corda al circuito così ci sarà possibile aiutarlo scaricandolo leggermente del peso e iniziamo a recuperarlo dall'acqua. Tra zavorra, bombole, circuito, Jean Jacques ha indosso circa 60kg di peso; sale lentamente ma agilmente sulla scaletta speleo fino a raggiungere le più confortevoli scale rigide ed a questo punto la corda serve solo come sicurezza: la sua disinvoltura mi impressiona. Appena fuori, ci descrive l'immersione: é la sua prima volta con il computer collegato al circuito in maniera tale da poter leggere la pressione parziale dell'ossigeno ed è felice per essere riuscito a vedere i dati sul piccolo display; la temperatura dell'acqua di 11° lo ha un pò infreddolito, il pozzo non é in grado di descriverlo perché, a causa della forte sospensione di fango, non è riuscito a vederlo.


Martedì. - Tocca a me fare il turista: indosso quasi tutta l'attrezzatura fuori dalla grotta: muta, maschera, casco, guanti, profondimetro, tronchesino e il Voyager ( circuito chiuso ) equipaggiato con 2 bombola da 2l di ossigeno e una sempre da 2l di argon. Scendo la scala con facilità, arrivo al pezzetto di scala speleo, scendo circa 1,5m prima di raggiungere il livello dell'acqua, mi lascio andare, galleggio nella scura vasca, 2x3m, metto le pinne, mi attacco il faretto, lo svolgisagola di soccorso, la batteria del giubbetto elettrico, prendo le due bombole da 12 l contenenti il diluente, una miscela con 7% di ossigeno, 75% di elio e 18% di azoto, ed inizio la discesa: è mezzogiorno.


La visibilità è di 2,5m, ci sono due fili che scendono e non sono nemmeno vicini; a -15m lascio la batteria e la lavagnetta. La mia discesa continua: è un pozzo verticale che ha in alcuni punti, delle erosioni interessanti; vedo la bombola a -36m, la supero. Fa impressione scendere in un pozzo sconosciuto così verticale, con così poca visibilità. Quando raggiungo a -65m il fondo, trovo diversi metri di vecchi fili rotti. Entro nella galleria e pinneggio: anche qui ci sono due fili; la visibilità rimane di circa 3m; dopo una ventina di metri quasi orizzontali, vedo la bombola posata da Jean Jacques il giorno prima, avanzo ancora una ventina di metri a stima, mi ritrovo su di un pozzo, provo ad accendere il faro che non vuole saperne di funzionare. Allora lo lascio appeso al filo, riprendo la discesa, mi ritrovo di nuovo in un meandro orizzontale a circa -90m; lo percorro e raggiungo un pozzo di dimensioni decisamente più grosse. La visibilità non aiuta molto a capire le dimensioni ma, dopo aver fatto un giro, valuto 7-8m di lunghezza per 2-3 di larghezza; inizio a scendere ancora: il circuito chiuso con il diluente da me utilizzato, mi permette teoricamente di spaziare tra 0m e 200m di profondità, cosicché posso continuare senza problemi. La discesa sembra non finire mai: -100m, -110m, -120m; a -126m annodo il filo su una piccola asperità; sono passati 12' dalla mia partenza per cui decido di continuare attaccando il filo ed entrando nella condotta forzata che si apre di fronte a me. Questa ha un diametro di circa 2,5m è liscia, bella, tanto bella che dopo 30m di percorrenza alla profondità massima di -128m, quando decido di rientrare, mi sembra quasi di averla profanata senza il dovuto rispetto. Al ventesimo minuto inizio a risalire, recupero il mio faro, supero la bombola da 12l, arrivo al pozzo iniziale dopo aver già fatto un paio di soste per la decompressione. Risalgo lentamente; il computer VR3 si spegne dopo 70' di immersione; dopo 90' sono a -15m: collego la batteria al giubbetto, scrivo qualche dato sulla lavagnetta e proseguo tranquillamente la decompressione. Dopo 150' riemergo, lascio attaccate alla corda le pinne, la batteria, il faro e inizio a risalire il pozzo dapprima sulla scala speleo poi sulla più pratica scala fissa di metallo fino a rivedere il cielo che nel frattempo si è rannuvolato di nuovo.

 

Mercoledì. - La giornata si prospetta godereccia: dopo aver esaurito il dovere completando i preparativi per l’immersione di giovedì, ci dedichiamo al piacere del riposo: andiamo a Paestum a fare una bagno nel mare, poi a Battipaglia ad abbuffarci di mozzarelle di bufala. Verso le 17.00 accompagniamo alla stazione Paolo che deve rientrare a casa.
Giovedì. - Ormai ridotti a due, io e Jean Jacques, durante la colazione, facciamo il punto della situazione: i materiali da portare alla sorgente sono pochi e con un paio di viaggi a testa, tutto il necessario sarà pronto all’ingresso della sorgente. Utilizzerò una muta con maggiore spessore di neoprene e con un volume interno maggiore così starò più caldo, il circuito chiuso sarà nella stessa configurazione di martedì, ecc. Si comincia: riesco a scendere lentamente la scala senza sudare troppo, raggiungo il laghetto, mi lascio andare e inizio a galleggiare sulla superficie, infilo le pinne, mi attacco le bombole e via, inizio a scendere; la visibilità sembra migliore: 3m circa.
A -21m mi fermo per lasciare una bombola di miscela iperossigenata da 7l, i piombi supplementari e la batteria che alimenterà il giubbetto elettrico, poi la discesa continua veloce; non posso dire di conoscere bene la grotta, ma so che, fino alla base del pozzo, posso scendere rapido.


Infatti, dopo quattro minuti sono sul fondo, entro nel meandro, lo percorro fino ad arrivare al pozzetto, poi di nuovo un meandro, il pozzo, ed ecco che raggiungo dopo 12’ il mio filo; ora posso vedere la condotta perché il faro funziona a dovere. Avanzo fino a toccare il punto basso a -128m, mentre poco più avanti, vedo lo svolgisagola e la galleria che inizia a risalire; -124m un pezzettino orizzontale, poi davanti a me intravedo un bivio: scelgo di passare in quello che sembra il passaggio più grosso, ed eccomi su di un altro pozzo; lego il filo all’inizio e giù fino a toccare il fondo a -138m. Poiché di nuovo la galleria parte in orizzontale, a questo punto, viste le limitate scorte di gas per un’eventuale rientro in circuito aperto, decido di tornare. Fisso definitivamente il filo ad una asperità, lo taglio, recupero lo svolgisagola e risalgo. La decompressione inizia a -94m; via via che la profondità diminuisce, le soste si allungano. Attorno ai -75m osservo una marmitta alta almeno 2m dal diametro di 0,8m. Recupero tutto il materiale posizionato all’interno della grotta, arrivo a -6m dove trovo una placchetta per scrivere e posso comunicare a Jean Jacques che va tutto bene e che può iniziare a recuperare con la corda i materiali che ho con me e che non mi servono più. Ho addirittura caldo, cosicché non vedo l’ora di poter aprire la muta: stacco perfino la batteria che alimenta il giubbetto elettrico. Mentre recupero la bombola di ossigeno da 10l a -6m, vedo una animaletto strano: un verme lungo dai 20 ai 25cm dal diametro di 1mm, trasparente, nuotare come una biscia intorno a me; lo prendo con una mano, si attacca con un’estremità al neoprene, si arrotola e cerca, con l’altra estremità, di appiccicarsi totalmente alla muta: mi ama? lo stacco e lo vedo dirigersi sconsolato verso la parete; poco dopo vedo un altro animaletto molto simile nei movimenti al primo ma decisamente più piccolo, misura sì e no 1cm.: il fratellino?


E’ ora di risalire: un ultimo sguardo ai manometri: 40bar di consumo su un 12l e 90bar di ossigeno su un 2l . Fantastico! il computer dice 190’ di immersione totale. Ora arriva il peggio: risalire la scala con l’attrezzatura addosso, dopo un’immersione profonda. Jean Jacques mi scarica di tutti i pesi possibili, cosicché rimango solo con il circuito completo di 3 bomboline. Inizio, senza forzare troppo, a risalire; prima, sul pezzo di scala speleo poi, sulla scala rigida. All’uscita con un sospiro di sollievo mi riposo, raggiungo la macchina per cambiarmi, sgranocchio qualche cosa, una buona bevuta, e poi aiuto Jean Jacques a trasportare il resto delle attrezzature.
Sintesi: in questo piccolo giro di ricognizione, abbiamo esplorato 55m di nuove gallerie ed avendo raggiunto i -138m, questa sorgente, la Grava di San Giovanni diventa la seconda più profonda sorgente italiana.
Partecipanti: Paolo Cesana, Jean Jacques Bolanz, Luigi Casati
Ringraziamenti a:
Giusub
Aquatek per il circuito chiuso
Aquatica per le attrezzature varie
Parisi per la muta
Utengas per i gas forniti